„Eine unterschätzte Kompetenz“

Ein Buchprojekt in einer fünften Grundschulklasse: Die Kinder zeichneten Bilder für ein Kinderbuch der Südtiroler Autorin Isabel Weis. (Foto: Schulsprengel Bozen/Europa)

Interview im online Medium salto.bz

David Augscheller, Leiter des deutschen Schulsprengels Bozen/Europa im Stadtviertel Don Bosco, über die Herausforderungen und Chancen von (Sprachen-)Vielfalt.

Von Anna Luther
25.11.2022

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Il discorso inaugurale della senatrice a vita Liliana Segre, presidente provvisoria dell’aula

Liliana Segre

Resoconto stenografico a cura del Senato della Repubblica

(L’Assemblea si leva in piedi). (Applausi).

Per l’apertura della XIX legislatura, il 13 ottobre 2022.
PRESIDENTE. Buongiorno a tutti, colleghe senatrici e colleghi senatori.

Rivolgo il più caloroso saluto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a quest’Assemblea (Applausi).

Con rispetto, rivolgo un pensiero a Papa Francesco. (Applausi).

Certa di interpretare i sentimenti di tutta l’Assemblea, desidero indirizzare al presidente emerito Giorgio Napolitano, che non ha potuto presiedere la seduta odierna, i più fervidi auguri, con la speranza di vederlo ritornare presto ristabilito in Senato. (Applausi).

Il presidente Napolitano mi incarica di condividere con voi queste sue parole: «Desidero esprimere a tutte le senatrici e i senatori di vecchia e nuova nomina i migliori auguri di buon lavoro al servizio esclusivo del nostro Paese e dell’istituzione parlamentare, ai quali ho dedicato larga parte della mia vita».

Anch’io, ovviamente, rivolgo un saluto particolarmente caloroso a tutte le nuove colleghe e a tutti i nuovi colleghi che immagino sopraffatti dal pensiero della responsabilità che li attende e dall’austera solennità di quest’Aula, così come fu per me quando vi entrai per la prima volta in punta di piedi.

Come da consuetudine, vorrei però anche esprimere alcune brevi considerazioni personali

Incombe su tutti noi, in queste settimane, l’atmosfera agghiacciante della guerra tornata nella nostra Europa, vicino a noi, con tutto il suo carico di morte, distruzione, crudeltà, terrore, in una follia senza fine.

Mi unisco alle parole puntuali del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «La pace è urgente e necessaria. La via per costruirla passa da un ristabilimento della verità, del diritto internazionale, della libertà del popolo ucraino». (Applausi).

Oggi sono particolarmente emozionata di fronte al ruolo che in questa giornata la sorte mi riserva.

In questo mese di ottobre, nel quale cade il centenario della marcia su Roma, che dette inizio alla dittatura fascista, tocca proprio a me assumere momentaneamente la Presidenza di questo tempio della democrazia che è il Senato della Repubblica.

Il valore simbolico di questa circostanza casuale si amplifica nella mia mente perché – vedete – ai miei tempi la scuola iniziava in ottobre ed è impossibile, per me, non provare una specie di vertigine ricordando che quella stessa bambina che in un giorno come questo del 1938, sconsolata e smarrita, fu costretta dalle leggi razziste a lasciare vuoto il suo banco della scuola elementare, oggi si trova, per uno strano destino, addirittura sul banco più prestigioso del Senato.

Il Senato della XIX legislatura è un’istituzione profondamente rinnovata non solo negli equilibri politici e nelle persone degli eletti, non solo perché per la prima volta hanno potuto votare anche per questa Camera i giovani dai diciotto ai venticinque anni, ma soprattutto perché per la prima volta gli eletti sono ridotti a duecento.

L’appartenenza a un così rarefatto consesso non può che accrescere in tutti noi la consapevolezza che il Paese ci guarda, che grandi sono le nostre responsabilità, ma al tempo stesso grandi le opportunità di dare l’esempio.

Dare l’esempio non vuol dire solo fare il nostro semplice dovere, cioè adempiere al nostro ufficio con disciplina e onore, impegnarsi per servire le istituzioni e non per servirsi di esse.

Potremmo anche concederci il piacere di lasciare fuori da questa Assemblea la politica urlata, che tanto ha contribuito a far crescere la disaffezione dal voto (Applausi), interpretando invece una politica alta e nobile che, senza nulla togliere alla fermezza dei diversi convincimenti, dia prova di rispetto per gli avversari, si apra sinceramente all’ascolto, si esprima con gentilezza, perfino con mitezza.

Le elezioni del 25 settembre hanno visto, come è giusto che sia, una vivace competizione tra i diversi schieramenti che hanno presentato al Paese programmi alternativi e visioni spesso contrapposte.

Un calcio (popolare) alla FIFA

Trentatré associazioni sportive popolari hanno firmato un documento comune in cui prendono posizione sui mondiali di calcio in Qatar. Di seguito il testo del documento.

I mondiali di calcio in Qatar sono l’apoteosi di ciò che il calcio non dovrebbe mai essere: un enorme business costruito con il sangue e lo sfruttamento degli ultimi e un palcoscenico di intrattenimento per pochi spettatori milionari.
Nonostante le politiche di facciata promosse dalla FIFA negli ultimi anni per combattere disuguaglianze di genere, lavorative e razzismo negli stadi, la scelta di svolgere i mondiali in Qatar svela il vero volto del calcio business. I diritti umani e civili vengono messi in secondo piano, dando carta bianca ad un paese che:


– ha più volte violato i diritti fondamentali delle persone della comunità LGBTQ+ e dei migranti, tant’è che la stragrande maggioranza tra alberghi e b&b ha dichiarato di non accettare ospiti omosessuali;
– ha escluso le donne dalla quasi totalità degli sport e degli eventi sportivi, osteggiandone o impedendone la partecipazione;
– non ha delineato regolamentazioni per orari di lavoro e salari, soprattutto nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori migranti;
– ha dimostrato di non essere un paese attrezzato per un evento di tale portata, iniziando una massiva ed ecocida costruzione nelle zone desertiche del paese.

Questa gigantesca operazione finanziaria e commerciale ha fatto sì che milioni di lavoratori e lavoratrici provenienti dall’Asia e dall’Africa Centrale siano stati fatti arrivare nel paese (spesso dovendo pagare la propria assunzione) e costretti a sopravvivere in uno stato di schiavitù.
Sfruttamento, temperature ben oltre i 45° e orari superiori alle 12 ore giornaliere sono solo alcune delle cause che hanno portato alla morte di almeno 12 persone a settimana; le stime di Amnesty parlano di 6.500 lavoratori morti dal 2010 ad oggi, ma altri canali descrivono situazioni ancora più macabre, arrivando fino a 15.000 vittime.