LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA VINCE… E SCOMPARE DAI MEDIA (tratto da Controlacrisi)

 Scomparsi di nuovo dai giornali e tv. Per molti commentatori addirittura a Napoli De Magistris era sostenuto da SEL e non dalla Federazione della Sinistra, se poi SEL non elegge e la FDS porta a casa 6 consiglieri comunali questo non fa notizia, la retorica continua. Del sostegno a Pisapia poi nemmeno a parlarne, contano più i radicali. C’è una sinistra in Italia che non deve apparire mai. Ci sono simboli e nomi che devono essere cancellati dal dibatitto pubblico non solo dalla stampa di regime ma anche da quei giornalisti che si professano tali. Così capita spesso che quella libertà di stampa che difendi è la stessa che ti nega parola e visibilità, è la stessa che ti censura. Fuori misura l’atteggiamento di personaggi del calibro di Santoro e Floris che in una stagione televisiva non hanno mai invitato un esponente della FDS. Altrettanto l’atteggiamento di Fabio Fazio che prima ha pubblicamente detto che non esistevamo e poi, ha spiegato a tutti che non capivamo le battute. Nulla sia chiaro rispetto al giornale di De Benedetti, che sponsorizza da mesi con “sondaggi cocainomani” altri cavalli che purtroppo non si sono dimostrati all’altezza delle aspettative. Fatto sta che l’oscuramento continua, come se niente fosse continua, come e più di prima. C’è una sorta di processo relazionale anticomunista che influisce in questo meccanismo, in parte agito da chi nel centro sinistra ha sistematicamente operato per la nostra cancellazione politica – Veltroni e la sua gang, che ha molti stipendiati nel sistema mediatico – ed in parte frutto del meccanismo stesso dei media che funziona per copia e incolla. Una dinamica che incide non solo per quanto riguarda la produzione delle notizie, ma anche per quanto riguarda la produzione delle opinioni, del senso comune. Come rispondere a questo meccanismo è difficile, lisciare il pelo ai poteri forti per apparire è uno sport che lasciamo ad altri, il radicamento sociale serve ma di per se non è sufficiente a costruire una dimensione comunicativa in grado di incidere sul senso comune, la rete è utile, come lo è liberazione, ma da sole non bastano. Pensare di risolvere questo gap semplicemente con un’impresa di marketing comunicativo è poi come prendere un calmante, estremamente costoso, i cui effetti poi non sono certi. Presidiare la RAI e denunciare la censura è sacrosanto ma non incide nei rapporti di forza. C’è allora un tema che nessuno coglie nella complessità del sistema comunicativo, ed è dato dalla totale subalternità del mondo intellettuale al sistema dominante. Una matrice di produzione delle opinioni e di senso comune che influisce in questo processo di banalizzazione del presente. Se vogliamo rompere il meccanismo di oscuramento verso una forza che in maniera “oscena” espone i simboli della rivoluzione e del lavoro, è necessario che la sfida si porti anche su questo terreno.

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