Prima di salvare l’Italia, salviamo gli italiani?

Per salvare l’Italia si distruggono le vite dei pensionati più poveri, si precarizzano ancor di più le lavoratrici e il lavoratori, si condannano alla chiusura i quotidiani piccoli come il manifesto e liberazione uccidendo la libera informazione (e dunque la democrazia), ma si comprano cacciabombardieri a suon di miliardi e si regalano caterve di soldi alle banche. Ci manca che si avveri la minaccia della fornero (quella che ti frega la pensione, e poi si commuove; non ho ancora capito se per compassione o per gioia) di voler intervenire pure sul mercato del lavoro (lacrime anche stavolta?). Queste sono politiche antidemocratiche, oligarchiche e militariste che hanno lo scopo di togliere ai poveri per dare ai ricchi. Il tutto condito da una retorica pseudoreligiosa che esalta “il sacrificio” e la “salvezza” della nazione, che ricordano tempi storici in cui fame e povertà erano percepiti come entitá autonome che a volte, calatesi dall’alto, colpivano il popolo. Oggi sappiamo che la povertà è frutto di politiche miopi, ma consapevoli, che hanno lo scopo di produrre ricchezza privata e dietro alle quali ci sono strateghi dello sfruttamento e delle diseguaglianze sociali in carne ed ossa. Se non usciamo da questo circolo vizioso, che non è soltanto di natura economica, ma anche di natura culturale, il sogno di una società in cui regni giustizia sociale ed economica sarà impossibile da realizzarsi.

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