Lettera ai lavoratori e lavoratrici della MEMC di Sinigo

Ai componenti R.S.U. Memc
Alle lavoratrici e ai lavoratori Memc

L’angosciante situazione in cui si trovano i 500 lavoratori e lavoratrici della Memc di Sinigo e le loro famiglie non può che suscitare la solidarietà di tutti. Ma la solidarietà non basta. Fino a poco tempo fa la Memc pareva godere di una posizione invidiabile: l’alta specializzazione nella produzione di un materiale legato a settori innovativi – quali l’elettronica e i pannelli fotovoltaici – e i recenti cospicui investimenti da parte della proprietà sembravano dischiudere alla fabbrica prospettive ottimistiche. Purtroppo si è avuta l’ennesima dimostrazione che il libero mercato, incardinato sulla logica del profitto, non è in grado di fornire, e nemmeno persegue, obiettivi sociali e garanzie occupazionali. Di sicuro non tutela, nelle sue dinamiche spesso imprevedibili e sregolate, il destino di lavoratori e lavoratrici, del territorio e dell’ambiente. Per fuoriuscire dall’attuale crisi non è sufficiente rispondere all’emergenza con la riduzione dell’aliquota Irap e/o con sconti consistenti sull’energia elettrica. Quand’anche la proprietà si dichiarasse momentaneamente soddisfatta dell’abbattimento dei costi energetici che le viene offerto, nessuno può assicurare che, in futuro, non rimetta tutto in discussione e non prenda nuovamente in considerazione l’idea della delocalizzazione. Occorre progettare sul lungo periodo uno sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile per il territorio. In questo senso è indispensabile che “il pubblico” (Stato, Provincia e Comuni) assumano compiti di indirizzo e di programmazione economica, intervenendo con idee progetti, finanziamenti e strumenti di intervento concreti (comprese le municipalizzate, i centri di ricerca pubblici e le università). La strada per uscire dalla crisi non può continuare ad essere quella di appoggiare e finanziare progetti elaborati dal privato – spesso senza garanzie e senza limiti precisi – per lo più orientati a rincorrere gli andamenti del mercato, allo scopo di massimizzare i profitti nell’immediato. Considerando che la più grande performance mondiale di installazione di fotovoltaico per il 2011 si è registrata in Italia (6.900 MW, che, sommati a quelli esistenti, fanno segnalare dal GSE al 29 dicembre 12.408 MW allacciati alla rete, suddivisi in 316 mila impianti!), ha senso che quasi tutti i materiali e le apparecchiature utilizzati vengano prodotti e acquistati all’estero? Viste le specificità del mercato alpino (anche delle regioni delle vicine Austria e Svizzera), attentissimo agli aspetti ecologici e interessato all’integrazione dell’energia nel paesaggio e alla valorizzazione della salute, non avrebbe più senso che le energie rinnovabili, che hanno caratteristiche tipiche di filiera territoriale, fossero sviluppate in loco? Non avrebbe più senso, partendo dalla produzione Memc, che venisse sviluppata qui l’intera filiera, dal silicio alla produzione di pannelli fotovoltaici? Non esistendo una produzione nostrana di pannelli fotovoltaici, gran parte degli incentivi statali all’acquisto e all’installazione di impianti in questi anni sono andati a favore di soggetti stranieri. Analogamente, gli oneri derivanti dalla produzione Memc sono a carico della popolazione e dell’ambiente locali, mentre i profitti finiscono nelle tasche della proprietà americana. Non sarebbe ora che incentivi pubblici, agevolazioni e profitti andassero a maggiore vantaggio del territorio e delle popolazioni che ospitano gli stabilimenti produttivi, da un lato sopportandone l’impatto ambientale, dall’altro contando sul mantenimento dei posti di lavoro ad essi legati? Questi ed altri interrogativi sono al centro di una riflessione, che il Partito della Rifondazione Comunista sta da tempo maturando. Siamo consci che per giungere alla formulazione di una proposta organica, valida e credibile per il futuro della Memc, capace di raccogliere la convergenza di un fronte sociale ampio e capace di imporre alla “politica” una soluzione come quella che proponiamo, è indispensabile il contributo delle lavoratrici e dei lavoratori direttamente interessati. Occorre raccogliere e saper utilizzare le informazioni e i suggerimenti tecnici che solo i lavoratori con la loro conoscenza costruita con anni di lavoro all’interno del processo produttivo sono in grado di dare. Per questo proponiamo a breve un incontro di approfondimento con i lavoratori della fabbrica e le loro rappresentanze sindacali e chiediamo la loro disponibilità. In attesa di una vostra risposta

David Augscheller, consigliere comunale a Merano (tel 335 7048893) e
Fabio Visentin, segretario provinciale di Rifondazione Comunista (tel 320 3559534)

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