Maggiori Liberalizzazioni minori Diritti

21.01.2012 – di Lidia Menapace Sotto il nome “liberalizzazione” si nascondono cose molto diverse e già questo mi mette un po’ in sospetto. Ho bisogno di avere un criterio generale per giudicare. A me la cosa si presenta così, si riassume e chiarisce nella domanda: “Il mercato, questa novella capricciosa divinità, cui tutto è sottoposto, compresi gli stati, può -essendo così potente- garantire anche i diritti?”. La risposta è “no”, e non -come si dice- per motivi “ideologici”, ma per definizione: infatti il mercato ha come fine il profitto e i diritti non producono profitto. Provo ad esaminare sotto questo profilo la vicenda della Concordia e quella dei servizi a gestione comunale. Sia nel caso della Concordia che in quello dei servizi comunali ci troviamo di fronte a proposte di gestione mista pubblico-privato. Sono convinta che queste “misture” pendono inevitabilmente verso il profitto e riducono, cancellano sacrificano i diritti. Comincio dalla Concordia e mi fermo sulla domanda:”Chi viagggia ha diritto alla sicurezza, nei margini nei quali essa può essere garantita, col rischio calcolato minore possibile?” Certamente; ma l’ azienda proprietaria della nave ha diritto di mettere a rischio chi viaggia. per fargli provare emozioni indimenticabili, come il famoso “inchino” vicino a riva o addirittura nel Canal Grande di Venezia? Può essere tollerato un rischio il cui vantaggio promozionale o pubblicitario é tutto dell’azienda? a me sembra di no, però annoto che comunque, se lo stato voleva intervenire attraverso suoi strumenti (capitanerie di porto), non avrebbe potuto intimare alla nave di scostarsi: anche qui il terreno è ineguale, non ci può essere diritto. Forse una multa? C’è un’altra cosa che mi preoccupa: la Concordia è un mastodonte, come un grandissimo condominio: ma può avere a bordo 4000 persone? abito in un condominio di 9 piani con tre appartamenti per piano: 3 per 9 fa 27, facciamo per facilità di calcolo 30 appartamenti: anche se pensassi di mettere 10 persone per ogni appartamento, cosa molto lontana dal vero, avrei 300 persone meno di un decimo di quelli che stavano sulla Concordia e gli affollamenti non sono la cosa migliore in caso di difficoltà o incidenti. Non è che lo spazio sui trasporti è considerato speculativamente e non secondo criteri di comodità, riposo, agio? Invero da un po’ di tempo sia in aereo, che in treno (parlo delle reputate Frecce), che negli autobus, che per nave (conosco solo i traghetti delle isole), io -che sono un tappo- viaggio con le ginocchia in bocca e tenendo stretti i gomiti per non piantarli nelle costole di chi mi siede vicino: non è che il diritto allo spazio vitale è andato a farsi benedire e conta quante persone puoi strizzare nei posti, che producono profitto? E non si chiama speculazione? Nei trasporti la liberalizzazione o privatizzazione è già avvenuta, specialmente sui treni e i treni sono diventai più stretti, meno puliti, fanno ritardi, hanno cessi non frequentabili e di difficile accesso tanto sono stretti, i ferrovieri non sanno quando si arriva e su quale binario e se è garantito il cambio previsto. . Ma veniamo ai servizi comunali, di prossima “liberalizzazione”: è appena stata arrestata nella civile e prospera Lombardia la moglie di un parlamentare, proprietari di una casa di riposo per anziani, che ha dovuto essere chiusa per maltrattamenti gravi ai e alle ricoverate: la cosa non è rara e lasciamo perdere -a proposito di medicina privata don Verzè. Del resto, da quando i medici possono svolgere una doppia attività nel pubblico e nel privato, il profitto del privato ha invaso tutto e abbiamo medici che per prendere una parcella in più operano i morti, la malasanità è ampia e diffusa e suscita appetiti nella criminalità organizzata, non credo perchè i medici sono diventati avidi e particolarmente cattivi, ma perchè il profitto è un dio o un diavolo molto tentatore. Uno stipendio nel pubblico, anche elevato a misura di una professione delicata e socialmente importante che sovviene a un diritto fondamentale, come è il diritto alla salute, sono convinta che ridurrebbe il danno. Infine se a New York si possono comprare 24 ore su 24 sia pane che aspirina che mutande, penso che la vita delle commesse non sia delle migliori e soprattutto quella dei loro figli e figlie piccole: o la mamma lascia il lavoro o abbandona i figli. Insomma i diritti di ogni specie non possono essere regolati dal mercato, ma dalle leggi, quindi dallo stato nelle sue artlcolazioni. Qualsiasi diversa sistemazione chiede una tale quantità di controlli, autority ecc. per gestire i tassisti, gli infermieri, ecc.ecc. che si spenderebbe di più in controllori che in servizi, insomma un casino.

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