Crimini nazisti, sentenza atroce. Intervista a Bianca Bracci Torsi, di Stefano Galieni

L’esercito nazista in ritirata dall’Italia, lascia solo morte e sangue. Il 29 giugno 1944, 203 abitanti di Civitella, Cornia e San Pancrazio (Arezzo), vengono uccisi. Si spara a donne, bambini, uomini e vecchi, compreso il parroco del paese. Ottobre del 2008, con una storica sentenza la Corte di Cassazione condanna la Germania al risarcimento per quelle vittime, spianando la strada ad un atto di giustizia che potrebbe portare a far luce sulle tante altri strage perpetrate in quegli anni. La Germania fa ricorso al tribunale dell’Aja, appellandosi alla non punibilità per i crimini commessi dal terzo reich. Il Tribunale Onu, da ragione su tutti i fronti alla Germania.

Cosa ne pensa Bianca Bracci Torsi, responsabile nazionale Memoria e Antifascismo del Prc? «Trovo questa sentenza atroce, offensiva, orribile. La Germania è uno Stato sovrano certamente, ma lo era anche quando ha votato Hitler e il partito nazista, anche quando per ordine di Hitler, ha massacrato tutti coloro che si opponevano al nazismo, poi gli ebrei, i rom e i sinti, e le persone con qualche tara fisica o psichica. Era sempre uno stato sovrano quando poi ha portato i suoi sistemi di repressione in mezzo mondo, quando ha violato le leggi di guerra che vietano le rappresaglie sui civili. Ed erano civili quelli massacrati a Civitella e altrove, innocenti certo, molti erano bambini, in braccio o nel ventre delle madri. E vecchi, a volte furono fucilati lungo il percorso perché non ce la facevano ad arrivare al luogo della strage. Oggi un governo democratico dovrebbe piangere quei morti e tenere la febbre nera lontana dai propri confini, cosa che non mi sembra sia stata fatta».

Berlino esprime soddisfazione «Si sembra che i crimini di guerra, non siano un fatto così – e in questo caso si tratta di crimini ancora più gravi – Secondo loro, il passato è passato. Io trovo offensive le frasi così garbate del ministro degli esteri tedesco. Deve rendersi conto che il suo popolo il suo Stato è il responsabile di questo dolore, dell’uccisione di innocenti, di chiunque sia stato ucciso dai nazisti».

Non ti sembra debole la reazione italiana? «La reazione seria è stata quella del presidente nazionale dell’ Anpi secondo cui i diritti umani scavalcano ogni legge, anche quella dell’Aja. Carlo Smuraglia esprime preoccupazione e chiede di portare avanti i processi in corso e quelli da aprire per individuare e condannare gli artefici del dolore. Il Ministro degli esteri Terzi sostiene invece che la tesi è contraria ai suoi principi ma la rispetta. Considera la Germania uno stato sovrano e pensa di andare ad un accordo, sembra quasi la richiesta di un po’ di elemosina. Occorre il sempre insufficiente pareggio di un conto. Io vorrei chiedere al nostro ministro degli esteri se il rispetto della sovranità vale anche da noi. Se accetta che la Germania non possa essere condannata ma ritiene legittimo che una banca tedesca possa intervenire per modificare la nostra costituzione. Noi ci ricordiamo degli armadi della vergogna, dei processi bloccati per non colpire l’esercito tedesco che serviva alla Nato, degli ufficiali che hanno assunto altri incarichi. Ci ricordiamo di un ufficiale scappato con la complicità italiana e che ha finito la propria vita tranquillamente in Germania. La reazione italiana è stata servile, proprio mentre si accetta che le norme imposte dalla Germania costringeranno alla miseria e alla disperazione la vita di tanti cittadini».

Ti aspetti un intervento del Presidente della Repubblica? «Napolitano a suo tempo ricevette e promise aiuto agli italiani che erano stati costretti ad andarsene dalla Yougoslavia. Mi aspetto che adesso difenda chi è stata preso a casa propria e massacrato. La richiesta di punizione dei responsabili e il minimo riconoscimento economico per chi ha perso persone in maniera atroce. Io penso che ci sono ancora parenti che si sognano la notte i propri cari persi in quella maniera. Bisogna chiedere perdono per questo».

Una sentenza che, come espressamente affermato, intende impedire anche altri procedimenti simili per il futuro «Sono tante le stragi su cui bisogna ancora far luce. Ora a impedire che si faccia verità ci si mette anche l’Onu. L’Onu finora ha sempre dato retto solo alla politica statunitense, dovrebbe avere al suo interno qualcuno in grado di ribellarsi, qualcuno in grado di far valere i valori civili come più importanti dei maneggi politici ed economici. Non accadrà per intervento italiano. Ma parlare del passato serve per guardare al presente. A me preoccupa la tolleranza per gruppi neonazisti e neofascisti che professano gli stessi valori. Ci sono leggi inapplicate in Italia che vietano la ricostruzione del partito fascista, lo stesso avviene in altri Paesi. Si tratta di gruppi che hanno legami con i parlamenti o a volte direttamente referenti nei governi. Accadono stragi come quella in Norvegia e si da colpa alla follia ma il responsabile era legato a gruppi di mezzo mondo. Io sono convinta che la democrazia in Europa sia a rischio e che quel rischio abbia, nei differenti contesti, lo stesso nome “nazismo e fascismo”. E mi sembra di cogliere anche un altro terribile collegamento col passato, si stanno facendo leggi sul lavoro che ricordano quelle di Mussolini».

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