La politica non abbandoni i lavoratori della Memc

L’allarme che lanciano i sindacati sull’emarginazione in cui si trovano i lavoratori Memc e le loro rappresentanze non può cadere nell’indifferenza. Il silenzio di fatto e la mancanza di proposte da parte della “politica”, cioè di chi è chiamato a intervenire e a dare risposte a vicende come questa, è grave e non può durare. “I lavoratori in cassa integrazione (e anche tutti gli altri preoccupati per il futuro della fabbrica) hanno bisogno di una risposta e del loro lavoro”. È quanto andiamo da sempre sostenendo. Il nostro territorio non si può permettere di perdere un patrimonio di competenze e capacità tecniche come quello rappresentato dallo stabilimento Memc di Sinigo e dai suoi lavoratori rappresentano. C’è un concentrato di conoscenze che impiegano decenni a formarsi e una produzione legata a un settore trainante nel campo delle energie rinnovabili. Non si tratta di un mercato in declino: alla Fiera di Casa Clima hanno esposto almeno dieci aziende di rilievo internazionale del settore del fotovoltaico che utilizzano come materiali proprio quelli derivanti dalle produzioni della Memc. E il prezzo del silicio sul mercato mondiale ha cominciato a risalire. Si tratta però di un settore in cui è decisivo l’intervento della “politica”, in cui è importante la capacità e la volontà di programmare il futuro delle produzioni industriali del nostro Paese. La politica, quindi, può fare molto per risolvere questa crisi e lo deve fare con decisioni concrete. Se la ragione della sospensione della produzione sta nei costi elevati di materia prima e energia, la politica deve e può intervenire su questi aspetti. Può, da una parte, favorire un accordo tra Memc ed Evonik per abbassare il costo della materia prima necessaria alla produzione di silicio; dall’altra può intervenire direttamente sulle aziende pubbliche (SEL e AE) per garantire l’abbassamento dei costi energetici. Tra l’altro le aziende energetiche del territorio partecipano, attraverso Delmi, all’attuale operazione Edison-Edipower: con la soluzione data a questa vicenda faranno parte del secondo gruppo italiano per capacità energetica installata (A2A, Iren, Edipower). Le quantità di energia e la capacità di produzione installata non mancano e un Gruppo di queste dimensioni deve essere interessato ad una operazione industriale di questo tipo. Come ottenere l’abbassamento dei costi energetici è un argomento da discutere e decidere nel merito, visto che esistono diverse ipotesi in proposito: attraverso un accordo di programma tra la Memc e le aziende pubbliche fornitrici; attraverso un intervento normativo (sul modello del decreto “salva Alcoa”, ma con esito diverso rispetto alla fine che ha fatto lo stabilimento di Porto Vesme…); attraverso un progetto di autoproduzione legato allo sviluppo del teleriscaldamento cittadino ecc. L’importante è che queste ipotesi vengano affrontate nel merito e che una decisone concreta venga assunta in tempi rapidi. In questo senso le Amministrazioni Locali devono mettere in campo una decisone e una concretezza maggiori rispetto a quelle sin qui manifestate. Occorre rompere l’isolamento e il silenzio che avvolge i lavoratori della Memc, quelli dell’indotto e le loro famiglie. La soluzione c’è ed è a portata di mano; bisogna però volerla. Rifondazione Comunista metterà tutte le sue forze a disposizione per il raggiungimento di questo obiettivo.

Fabio Visentin segretario provinciale e David Augscheller consigliere comunale a Merano di Rifondazione Comunista

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