Mercato globale e asparagi peruviani, di Lidia Menapace

Sere fa ero a cena da compagni di Bolzano e la compagna -che è anche un’ottima cuoca- aveva preparato un risotto con gli asparagi davvero sopraffino. Ci sediamo a tavola e lei sbotta, interrompendo i nostri elogi:”Li ho comprati qui sotto al supermercato e solo quando sono arrivata a casa mi sono accorta che venivano dal Perù!”. Intorno a Bolzano si coltivano ottimi asparagi, che costano di più, e perciò non vengono messi in vendita nella grande distribuzione. Sono convinta che i contadini sudtirolesi che sono socialmente importanti quassù e ben organizzati, interverranno, come già hanno fatto con le mele cinesi che avevano tentato di far concorrenza alle mele Marlene, di produzione locale. Ma non di questo mi voglio occupare ora, se non sottolineando en passant che se i contadini peruviani riescono a far concorrenza agli asparagi di produzione locale, devono essere pagati da fame. Il fatto è che i Tav, anzi meglio i Tac (treni ad alta capacità, quelli per le merci) sono strumenti che riescono a tenere bassi i redditi dei contadini peruviani e a far pagare a noi le costosissime reti di treni velocissimi in costruzione. Non vi è altra motivazione se non quella di estrarre sempre e ovunque il massimo di profitto, senza considerare alcun altro obiettivo, valore, necessità. Sono espressione quasi da manuale del modo di produzione capitalistico. Ripeto: noi paghiamo poco merci inutilmente trasportate con enormi spese, via mare aereo,Tac, specialmente nel settore alimentare (anche per il Tav di Val di Susa era stata data la motivazione di poter mangiare a Kiev fragole coltivate a Lisbona). La produzione di qualsiasi cosa non ha più relazione alcuna con i bisogni reali, le relazioni vere tra persone e col territorio e le stagioni . Il capitalismo in crisi strutturale e globale è incapace di fare politica, fa solo estrazione di profitto sotto forma di denaro virtuale (la finanziarizzazione del contante), costruisce un mondo alienato altrettanto incapace di fare politica. La politica è impedita dal capitalismo: ed essendo un modo di agire secondo razionalità relazionale, la sua assenza produce solitudine insicura, isolamento infelice, incapacità di leggere i fenomeni ecc.: si estende a tutto il reale l’alienazione del lavoro capitalistico, quello che secondo una celebre definizione “si erge inconoscibile” di fronte allo stesso lavoratore. Bisogna farsi domande apparentemente ingenue e banali: perchè bisogna mangiare asparagi peruviani? perchè bisogna distruggere terreni produttivi, per coprirli di ferrovie costosissime, e non domandarsi se non sarebbe da curare soprattutto l’efficenza delle ferrovie per trasporto quotidiano di persone che vanno al lavoro (pendolari)? Siamo al punto che tutto sembra insensato: si è dimessa la commissione parlamentare che doveva predisporre proposte di riduzione dei proventi dei parlamentari perchè -dice- non è riuscita a raccogliere ordinatamente i dati europei da comparare : vi par possibile? l’Istat -richiesta- può fare qualsiasi operazione di questo tipo. E già che ci sono: I’Istat dovrebbe ripristinare la presentazione di qualsiasi fenomeno disaggregata per appartenenza di genere. Anche questo elementare dato conoscitivo è scomparso e coopera così al “sonno della ragione” che “genera mostri” Intanto Monti ci propina, mentre ci accusa di corporativismo vecchio, una somma novità di teoria economia, “l’economia sociale di mercato” una modesta idea di Adenauer: che “modernità”, oltreatutto!.

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