Grande giornale quello fondato da Eugenio Scalfari. Grande in quanto pieno di pagine, di notizie, di commenti sull’universo mondo, grande in quanto capace di dedicare paginate intere al gossip più datato o ai drammi esistenziali che attraversano il centro sinistra. Si tratta forse del quotidiano che più di altri in Italia ha sposato in pieno le tesi di Monti e del capitalismo finanziario, quelle che ci riportano ad una democrazia a sovranità limitata in cui il ruolo del parlamento deve non solo essere di mero esecutore ma anche privo di elementi di disturbo (cfr proposte di leggi elettorali). Nel mondo di Repubblica, oggi diretta da Ezio Mauro, permane una visione idiliaca e finta di un mercato che prima o poi aggiusterà tutto, di un governo che, nonostante i problemi, si sta dimostrando capace, di un presidente del consiglio (e vien da ridere quando lo si definisce super partes) che lavora solo per il bene del Paese. In un quadro così idiliaco non sono ammessi elementi di fastidio. Il fatto che ieri sia stato depositato in cassazione il quesito
referendario per contrastare la riforma Fornero sulle pensioni, che il tema riguardi milioni di cittadini, giovani e anziani, esodati e disoccupati, non
merita per Mauro neanche una riga. Non va neanche detto. Del resto lo stesso quotidiano con scientifica puntualità omette o colloca in secondo piano ogni iniziativa politica presa dal Prc, dalla FdS e da coloro che sono troppo in contrasto col manovratore. Oscuramento vero e proprio, altro che pluralismo dell’informazione. Ora, ignorare una forza politica può essere una scelta, contestabile ma una scelta redazionale. Ma ignorare che a breve si raccoglieranno firme per permettere a chi a lavorato una vita e si ritrova a dover lavorare ancora, se gli è concesso, senza lasciar posto a giovani, è qualcosa di peggiore. È una offesa alla collettività, a chi vorrebbe sapere e deve cercare altre fonti. Ed è un favore voluto che viene fatto a chi guadagna consenso dicendo che “i politici sono tutti uguali” e “la politica fa schifo”. Omettere fatti del genere è perfettamente in linea con la dittatura monetaria.

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