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“Conquisteremo Palazzo Chigi e avremo milioni di consensi perché vogliamo fare una rivoluzione pacifica dei cittadini, una rivoluzione civile”.

Antonio Ingroia si candida a premier. E per fugare qualsiasi dubbio presenta un simbolo con il suo nome e, sotto, una stilizzazione in rosso del “Quarto stato”. Intanto, il movimento fondato dall’ex magistrato si chiamerà “Rivoluzione civile”. Tra i primi nomi di candidature, annuncia quella di Flavio Lotti (Marcia Perugia-Assisi), Gabriella Stramacciomi (Libera), Franco La Torre, figlio dell’esponente del Pci Pio La Torre, trucidato dalla mafia.

“Da magistrato non avrei mai creduto di dovermi ritrovare qui per continuare la mia battaglia per la giustizia e la legalità in un ruolo diverso”. “Quando giurai la mia fedeltà alla Costituzione pensavo di doverla servire solo nelle aule di giustizia. Ma non siamo in un paese normale e in una situazione normale. Siamo in una emergenza democratica. E allora, come ho detto, io ci sto. E’ venuto il momento della responsabilità politica. Alla società civile e alla buona politica dico ‘grazie’ perche hanno fatto un passo avanti”. “Questa è la nostra rivoluzione, noi vogliamo la partecipazione dei cittadini. Antonio Ingroia non si propone come salvatore della patria, ma di essere solo un esempio come tanti cittadini che si mettono in gioco, assumendo rischi”, dice ancora.  L’affollata conferenza stampa che Ingroia ha tenuto poche ore fa a Roma è stata innanzitutto un attacco a testa bassa contro il Pd. Le inascoltate richieste di dialogo, evidentemente, hanno avuto l’effetto di complicare i rapporti con il portavoce Pier Luigi Bersani. “Ha detto che non risponde ad appelli pubblici – dice Ingroia – ma io l’ho chiamato pure privatamente. E non ha risposto. Borsellino mi rispondeva subito”. Il leader di “Rivoluzione Civile”, dopo aver ricordato che Pietro Grasso (candidato dal Pd) ha elogiato Berlusconi per il contributo del suo governo alla lotta alla mafia, ha accusato i democratici di incoerenza proprio su questo nodo. Una incoerenza che di fatto ha portato allo “strapotere della criminalità” e alla “inadeguatezza della politica”. Sono questi, del resto, i due punti da cui prende le mosse la sua idea di “responsabilità non solo istituzionale ma politica”. “La mafia – aggiunge Ingroia – non si può contenere, va eliminata”. “Bersani questa politica non la vuole”, sottolinea. Poi sferra l’ultimo micidiale attacco: “Caro Bersani, così non va”, riferendosi al fatto che Bersani abbia abbandonato la tradizione di Pio Latorre e Enrico Berlinguer. “Chi ha alle spalle storie così importanti dovrebbe ricordarsi il valore della moralita'”.Il leader di “Rivoluzione civile” ha avuto toni più morbidi sia nei confronti di Vendola che verso Grillo. “Non c’è alcuna foglia di fico e operazioni trasformiste!”, ha detto all’indirizzo di quest’ultimo.

Ora la parola passa al costituendo “Quarto Polo” che dovrà formalizzare la sua costituzione e decidere la composizione delle liste. “La divisione sarebbe deleteria”, sentenzia Ingroia.

Uno dei primi a commentare la notizia della candidatura di Ingroia è Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc, che insieme a Idv, Pdci e Verdi faranno parte della partita: “Esprimiamo il pieno apprezzamento per la scelta di candidarsi a premier. L’Italia ha bisogno di una rivoluzione civile che rompa con berlusconismo e montismo, per la liberta’, l’eguaglianza, la democrazia e la giustizia sociale. Rifondazione Comunista sta con Ingroia per costruire questa nuova speranza”.

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