logo trilingue grandeDifendere l’ambiente significa scegliere l’opposto di un modello di sviluppo distruttivo basato sullo sfruttamento senza limiti delle risorse.
L’ottimizzazione dell’uso delle risorse, riducendo gli sprechi, rappresenta una strada obbligata per ridare competitività al nostro settore produttivo.
L’Italia è al bivio fra il declino e il rilancio.
Occorre riportare gli impatti ecologici del nostro modello di produzione e di consumo entro i limiti della sostenibilità. Ciò significa ridurre la nostra impronta ecologica e la dipendenza verso l’estero per l’approvvigionamento di materie prime o intermedie. Lo straordinario successo dei referendum del giugno 2011 contro il nucleare e per l’acqua pubblica ci indica quale nuovo modello di sviluppo sostenere con l’azione di governo, per rilanciare imprese innovative e posti di lavoro stabili, tutelare la salute e limitare il consumo di suolo e di risorse.

Berlusconi-Monti
I governi dell’ultima legislatura hanno condiviso la stessa ispirazione iperliberista e arcaica di fronte alla modernità ambientale.
Entrambi hanno penalizzato lo sviluppo delle rinnovabili e il riciclaggio dei rifiuti, né hanno saputo mettere in programma interventi in materia di risanamento ambientale e valorizzazione del paesaggio.  Hanno tentato lo sciagurato ritorno al nucleare, bloccato solo dal referendum, e rilanciato le trivellazioni. Ma il governo Monti ha superato tutti i precedenti con il decreto anticostituzionale che, aggirando la legge, permette all’Ilva di continuare ad avvelenare i lavoratori e i cittadini di Taranto.
La sfida della modernità è nella conversione ecologica del sistema industriale italiano. La difesa dell’ambiente e quella dell’economia e dell’occupazione non sono obiettivi in conflitto tra loro.
Al contrario, si tratta di un’unica sfida. Vogliamo archiviare opere come la Tav in Val di Susa e il Ponte sullo Stretto di Messina.
Vogliamo investire sul risparmio energetico, sulle rinnovabili, sulla salvaguardia dai rischi idrogeologici, sulla politica dei rifiuti ispirata alla prevenzione al riuso e al riciclo, per difendere l’ambiente dai cambiamenti climatici e dalle conseguenze letali dell’effetto serra con un sostegno alla fase due del Protocollo di Kyoto.
Dobbiamo impedire che la nostra industria e il nostro sistema produttivo restino indietro rispetto a quelli dei Paesi concorrenti. Occorre promuovere la riconversione ecologica come nuovo modello di sviluppo, in tutte le sue applicazioni: all’urbanistica, all’edilizia, alle infrastrutture e ai trasporti.
La difesa idrogeologica deve diventare la più grande opera pubblica italiana, all’interno di un “grande piano delle piccole opere” che crei occasioni di lavoro diffuse nel nostro paese, garantendo la sicurezza della popolazione.
Abbiamo bisogno di una lotta senza quartiere ai crimini ambientali e alla penetrazione in questo campo delle organizzazioni criminali di stampo mafioso. Occorre rivedere il piano energetico nazionale, indirizzandolo verso la decarbonizzazione e stabilendo obiettivi di eliminazione delle emissioni dei gas climalteranti.
Vogliamo dare attuazione e risorse alla Strategia nazionale per la biodiversità e renderla pervasiva in tutti i comparti produttivi. Riteniamo infine necessario un cambiamento complessivo della legislazione in materia di territorio e urbanistica:
– imponendo un stop al consumo del suolo;
– Uscendo dalle pratiche derogatorie degli strumenti di pianificazione pubblica generale.
– Rendendo le VAS (Valutazione Ambientale Strategica) degli strumenti di pianificazione generale di lungo periodo, sovraordinate e cogenti rispetto ai provvedimenti attuativi.
– Sancendo l’interesse legittimo dei cittadini a ricorrere a tutela della qualità urbana e ambientale, dando piena attuazione alla Convenzione di Aarhus ed incentivando le forme di partecipazione attiva alle formazione delle scelte insediative e progettuali su città e territorio.
Dobbiamo anche adottare una normativa che assicuri un’effettiva tutela dei diritti degli animali e per il superamento della vivisezione per costruire una società rispettosa di tutti gli esseri viventi.
Il Ministero dell’ambiente negli ultimi 4 anni ha subito un taglio dei finanziamenti pari al 75%. È stato il più colpito dalle politiche di rigore. Occorre rifinanziare il suo bilancio per consentire di promuovere la riconversione ecologica dell’Italia e investire sulla tutela del nostro patrimonio
naturale. Lo stesso deve avvenire per il Ministero dei beni culturali e ambientali che ha subito durante lo stesso periodo una decurtazione degli stanziamenti di circa il 66%.

In sintesi:
1. No alla Tav e al Ponte sullo Stretto di Messina
2. Investire sulla prevenzione del rischio idrogeologico e su un Piano delle piccole opere
3. Lotta contro i crimini ambientali
4. Adottare una road map per l’uso efficiente delle risorse, come è
stato fatto dall’Unione Europea
5. Archiviare la stagione delle deroghe agli strumenti di pianificazione urbanistica
6. Sostenere i green jobs in tutte le filiere produttive
7. Aumentare gli stanziamenti del Ministero dell’ambiente.

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