Le bombe fasciste. Il 12 dicembre 1969.

La Banca Nazionale dell’Agricoltura dopo l’esplosione

Alle 16.37 del 12 dicembre 1969 nella sala centrale della Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano una bomba causò 17 morti e circa 90 feriti. Decine di coltivatori diretti e imprenditori agricoli erano presenti in occasione del mercato settimanale. Poco prima un’altra bomba venne rotrovata nella Banca commerciale di piazza della Scala, sempre a Milano. Fra le 16. 55 e le 17.30 altre bombe scoppiarono a Roma. Il 12 dicembre 1969 segna l’inizio della cosidetta “strategia della tensione”, il tentativo di destabilizzare la società italiana per preparare e leggittimare una deriva autoritaria. Come in altre occasioni, le indagini inizialmente seguirono la pista anarchica. In un secondo momento le indagini vennero orientate sugli ambienti fascisti padovani di Ordine Nuovo, coinvolgendo anche esponenti dei servizi segreti. Diversi processi si conclusero con l’assoluzione degli imputati per insufficienza di prove o contraddittorietà di prove. Nel 2005 la Corte di Cassazione accertò le responsabilità fasciste di Ordine Nuovo, in particolare degli imputati Franco Freda e Giovanni Ventura, sebbene non più processabili perchè già assolti in via definitiva.

“Noi difendiamo la libera sovranità del popolo” – L’ultimo discorso di Matteotti. Matteotti’s last speech.

22.5.1885 Fratta Polesine – assassinato vicono Roma/murdered near Rome 10.6.1924

Il 22 maggio del 1885 a Fratta Polesine (Rovigo) nasceva Giacomo Matteotti, politico, segretario del Partito Socialista Unitario, deputato e antifascista. In occasione del suo compleanno pubblico il suo discorso integrale che tenne alla Camera dei Deputati il 30 maggio 1924[1]. Nel discorso, Matteotti denunciò i brogli elettorali, le violenze, gli abusi commessi dai fascisti durante le elezioni che si erano tenute il 6 aprile. Fu l’ultimo discorso pubblico di Matteotti. Il 13 giugno il compagno di partito, Filippo Turati, dava in Parlamento la notizia della sua scomparsa. Il corpo di Matteotti, ucciso da una squadra fascista, sarà ritrovato due mesi dopo, il 16 agosto. Molte fonti storiche indicano una diretta responsabilità di Mussolini. In un discorso del 3 gennaio 1925 alla Camera dei Deputati, Mussolini assunse personalmente le responsabilità sia per il delitto Matteotti e per tutti i delitti politici di quel periodo sia per il clima di violenza in cui erano maturati. L’Italia venne così proiettata definitivamente verso la dittatura fascista.


[1] Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Legislatura XXVII, 1° sessione, discussioni, tornata del 24 maggio 1924, pagg. 57-64

On 22 May 1885 in Fratta Polesine (Rovigo), Giacomo Matteotti, politician, secretary of the Unitarian Socialist Party, deputy and anti-fascist, was born. On the occasion of his birthday I publish his full speech (in Italian language) that he gave in the Chamber of Deputies on 30 May 1924. In his speech, Matteotti denounced the electoral fraud, the violence, the abuses committed by the fascists during the elections held on 6 April. It was Matteotti’s last public speech. On 13 June his party comrade, Filippo Turati, gave the news of his disappearance in Parliament. Matteotti’s body, killed by a Fascist squad, was found two months later, on August 16th. Many historical sources indicate that Mussolini was directly responsible. In a speech on 3 January 1925 in the Chamber of Deputies, Mussolini personally assumed responsibility for both the Matteotti crime and all the political crimes of that period and for the climate of violence in which they had developed. Italy was thus definitively projected towards the fascist dictatorship.


Presidente: Ha chiesto di parlare l’onorevole Matteotti. Ne ha facoltà.
Matteotti: Noi abbiamo avuto da parte della Giunta delle elezioni la proposta di convalida di numerosi colleghi. Nessuno certamente, degli appartenenti a questa assemblea, all’infuori credo dei componenti la Giunta delle elezioni, saprebbe ridire l’elenco dei nomi letti per la convalida; nessuno, né della Camera, né delle tribune della Stampa. (Vive interruzioni alla destra e al centro).
Lupi: E’ passato il tempo in cui si parlava per le tribune!
Matteotti: Certo la pubblicità è per voi una istituzione dello stupidissimo secolo XIX. (Vivi rumori; interruzioni alla destra e al centro).
Comunque, dicevo, in questo momento non esiste da parte dell’Assemblea una conoscenza esatta dell’oggetto sul quale si delibera. Soltanto per quei pochissimi nomi che abbiamo potuto afferrare alla lettura, possiamo immaginare che essi rappresentino una parte della maggioranza. Ora contro la loro convalida noi presentiamo questa pura e semplice eccezione: cioè, che la lista di maggioranza governativa, la quale nominalmente ha ottenuto una votazione di quattro milioni e tanti voti… (lnterruzioni).
Voci dal centro: Ed anche più!
Matteotti: …cotesta lista non li ha ottenuti, di fatto e liberamente, ed è dubitabile quindi se essa abbia ottenuto quel tanto di percentuale che è necessario (rumori, proteste) per conquistare, anche secondo la vostra legge, i due terzi dei posti che le sono stati attribuiti! Potrebbe darsi che i nomi letti dal Presidente siano di quei capitalisti che resterebbero eletti anche se, invece del premio di maggioranza, si applicasse la proporzionale pura in ogni circoscrizione. Ma poiché nessuno ha udito i nomi e non è stata premessa nessuna affermazione generica di tale specie, probabilmente tali tutti non sono e quindi contestiamo in questo luogo e in tronco la validità della elezione della maggioranza. (Rumori vivissimi).
Vorrei pregare almeno i colleghi sulla elezione dei quali oggi si giudica, di astenersi per lo meno dai rumori, se non dal voto. (Vivi commenti, proteste, interruzioni alla destra e al centro).
Maraviglia: In contestazione non c’è nessuno, diversamente si asterrebbe!
Matteotti: Noi contestiamo…
Maraviglia: Allora contestate voi!

9 maggio ’78 – Peppino Impastato ucciso dalla mafia 9 May 1978 – Peppino Impastato killed by the mafia

Peppino Impastato, 1977

[English text below]

Il 9 maggio 1978 è una data tristemente importante nella recente storia italiana. In questo giorno, nel 1978, due persone persero la vita.

Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana e sostenitore dell’avvicinamento politico al Partito comunista, è stato trovato morto a Roma in una Renault 4. In precedenza era stato giustiziato da una cellula terroristica delle Brigate Rosse. Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro ha segnato la fine di un rapimento durato 55 giorni, segnato da false piste, personaggi oscuri, dubbie attività dei servizi segreti italiani e americani. Con l’uccisone di Moro si è concluso il riavvicinamento tra i due maggiori partiti italiani. Una possibile cooperazione con il PCI, e dunque la partecipazione dei Comunisti al Governo, in tempi di guerra fredda doveva essere impedito con ogni mezzo possibile.

La notte tra l’8 e il 9 maggio 1978, ci fu un’altra vittima. Peppino Impastato, un giovane giornalista, è stato fatto saltare in aria sui binari nei pressi di Palermo. L’intenzione era quella di dare l’impressione che Impastato avesse voluto compiere un attentato e si fosse fatto saltare in aria per sbaglio. In realtà, mentre aspettava ad un passaggio a livello, è stato trascinato fuori dall’auto e picchiato a morte con una pietra, poi legato ai binari. Infine è stato fatto saltare in aria con un ordigno. Peppino Impastato nel 1976 aveva fondato un “giornale di controinformazione radiodiffuso”, Radio Aut. Era il suo megafono, la sua arma con la quale denunciava ogni giorno i misfatti mafiosi, attaccando i boss mafioso con la sua satira radicale. Il suo bersaglio preferito era Gaetano Badalamenti, uno dei capi della Mafia della zona. La sua critica diretta gli è costata la vita. Ma Peppino Impastato ne era ben consapevole. La sua lotta verbale contro la società mafiosa era radicalmente coraggiosa.

“La mafia è una montagna di merda”, la “mafia uccide, il silenzio pure”. Questo era probabilmente l’obiettivo principale di Impastato: rompere il silenzio, rendere comprensibile il fenomeno mafioso chiamando le cose e le persone per nome, per combatterle allo stesso tempo, in una società che spesso negava la stessa esistenza del fenomeno mafioso. Il linguaggio di Peppino impastato era l’arma che i boss mafiosi temevano immensamente. Peppino Impastato è nato il 5 gennaio 1948 a Cinisi, vicino a Palermo. Suo padre Luigi Impastato era un mafioso, come molti dei suoi parenti. Il cognato del padre, Cesare Manzella, era un capo mafioso, ucciso nel corso di una guerra di mafia. Peppino Impastato ha vissuto la mafia quotidianamente. Da giovane Peppino Impastato fu cacciato da casa dal padre dopo un litigio. Anche il padre venne ucciso in un incidente d’auto in circostanze poco chiare. La cacciata da casa segnò l’inizio della sua attività contro la mafia.

Nel 1978 Peppino Impastato si candidò alle elezioni amministrative per la lista di sinistra Democrazia Proletaria. Non ha potuto conoscere gli esiti delle elezioni, la mafia glielo ha impedito. Dopo molti anni e diversi tentativi di depistaggio, la Corte d’assise il 5 marzo 2001 ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole dell’omicidio e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L’11 aprile 2002 il boss Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo.

Per approfondire

Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato”

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

Associazione culturale Peppino Impastato

Associazione di promozione sociale Radio Aut per l’antimafia sociale