Il programma della Sinistra Ecosociale per Merano

SINISTRA ECOSOCIALE

Programma

Merano laboratorio multiculturale e multilingue

La sfida di trasformare Merano in un “laboratorio multiculturale e multilingue” comporta un grande impegno e una forte regia delle iniziative culturali della città, da attuare attraverso l’integrazione tra grandi istituzioni   ed iniziative ideate dal basso, nel ricco tessuto associativo cittadino.

L’obiettivo comune deve essere quello di promuovere l’immagine di Merano come città della cultura, e non solo come scenario dei mercatini natalizi, modellato esclusivamente sugli interessi corporativi di commercianti e albergatori.

L’identità migliore della nostra città può dispiegarsi valorizzando la sua caratteristica di inter-etnicità, pluralismo e capacità di far convivere culture e tradizioni diverse, che si arricchiscono reciprocamente.

Operare concretamente in questa direzione presuppone l’avvio di un processo di superamento di alcuni residui del passato, quali l’esistenza di strutture ricreative, luoghi di incontro e di formazione, momenti di socialità ed eventi separati per appartenenza linguistica (scuole, asili, biblioteche, feste, manifestazioni sportive etc…); oppure il perdurare di imbarazzanti “barriere artificiali” erette dalla politica del e nel passato (come le pause scolastiche regolate in modo tale che gli alunni di madrelingua italiana e tedesca non si possano incontrare).

Rimuovere tali barriere e incoraggiare le attività condivise è il primo fondamentale passo da compiere.

    Nel rispetto del diritto di scelta individuale della scuola alla quale iscrivere i propri figli, riteniamo di non poter più disattendere l’impegno per la creazione nel nostro territorio, vero laboratorio linguistico della Provincia, di una scuola bilingue o trilingue (italiano/tedesco/inglese). Le nostre ragazze e i nostri ragazzi potrebbero così realizzare pienamente, in età scolare e non solo all’Università, le indicazioni contenute nel Libro Bianco della Comunità Europea, documento che risale al 1995, che suggerisce la conoscenza di almeno tre lingue comunitarie come requisito imprescindibile per la formazione del cittadino europeo del futuro. La società della conoscenza implica il superamento delle rigide barriere etnocentriche e l’apertura all’incontro con l’altro, il nostro vicino e si fonda su una scuola di qualità. La realtà sudtirolese possiede tutte le professionalità e le competenze necessarie per realizzare questo ambizioso progetto.

Per sottolineare la vocazione internazionale della città proponiamo dunque l’istituzione di una scuola superiore ad indirizzo europeo, e una agraria, sfruttando l’opportunità offerta dalla normativa provinciale in materia di scuola e formazione.

Di conseguenza prevedere una sede universitaria a Merano.

Merano è stata a lungo, negli scorsi anni, un punto di riferimento per la poesia in Italia, con la realizzazione della manifestazione intitolata “Merano Poesia” e della “Via della Poesia”, la cui madrina è stata la compianta Maria Luisa Spaziani. Desideriamo riproporre Merano come luogo di incontro dei poeti e della poesia contemporanea non solo italiana, con la realizzazione di un Festival internazionale della poesia, attento non solo alla tradizione, ma anche alle giovani proposte, consapevoli del fatto che la parola poetica abbia spesso capacità visionarie che la politica fa fatica addirittura a immaginare.

TAGS: cultura, plurilinguismo, università, scuola europea, superamento della visione etnica, inclusione.

  

Merano città del mondo: nuovi cittadini e integrazione

 Basta subire, nel silenzio e nella paura, l’egemonia culturale delle destre sul tema dell’immigrazione!

Merano è una città di fatto plurilingue e pluriculturale; una buona fetta della sua popolazione residente è immigrata da altri stati. Il comune deve farsi promotore di una grande azione politico-culturale volta a favorire il dialogo, la coesione e l’inclusione sociale. Occorre moltiplicare gli spazi e le occasioni di incontro tra nuovi cittadini/cittadine e chi vive a Merano da tempo, incoraggiare le iniziative didattiche, culturali e ricreative che contribuiscono al superamento delle divisioni tra persone di diversa provenienza e delle reciproche diffidenze.

Rifiutiamo l’equazione immigrazione = criminalità perché questa fomenta la paura del diverso e costruisce l’immagine dello “straniero” come capro espiatorio del malcontento sociale generato dalla crisi sociale.

Siamo profondamente critici verso la scelta irresponsabile di confinare le famiglie nomadi in un’area emarginata e poco sicura come quella sotto il cavalcavia all’altezza della confluenza del Passirio nell’Adige.

Sebbene lo stesso portavoce della comunità nomade abbia espresso un parere positivo al progetto di sistemazione definitiva in quell’area (una variazione del PUC che permetterebbe l’installazione di prefabbricati e servizi igienici), non possiamo non rilevare come, storicamente, i nomadi siano stati di fatto costretti a creare lì il loro accampamento, perché in qualunque altro punto o quartiere della città avrebbero incontrato l’aperta ostilità e il rifiuto da parte degli abitanti del luogo.

L’amministrazione comunale dove assumersi la responsabilità ed avere il coraggio di individuare una area nomadi più sicura e meno ghettizzante, aiutando la cittadinanza a superare vecchi pregiudizi e ingiustificate paure.

TAGS: accoglienza, integrazione, pari e ampie opportunità, dialogo, superamento di pregiudizi.

  

Unire la città e dare un’anima ai quartieri

 No a grandi opere ad alto impatto sulla città

basta quartieri dormitorio

democrazia diretta e partecipata

riqualificare l’area dell’ippodromo affinché sia accessibile a tutti;

maggior apertura delle strutture sportive scolastiche;

creare/definire spazi per manifestazioni, concerti ecc.;

potenziare il trasporto pubblico

 

  • Coinvolgere la popolazione per la realizzazione di opere di interesse collettivo, fin dalla fase progettuale favorendo le pratiche di democrazia diretta come i referendum propositivi.
  • L’attivazione e il protagonismo dei cittadini, il lavoro culturale e sociale nei quartieri sono presupposti indispensabili per vivificare nella cittadinanza il senso della democrazia e sviluppare la democrazia diretta.
  • In consiglio comunale bisogna rivendicare una discussione vera degli ordini del giorno e delle mozioni, anche quelle presentate dalle opposizioni e dai comitati di quartiere.
  • Rifiuto dell’autoritarismo della Giunta nei processi decisionali e riequilibrare la gestione del potere nel rispetto delle assemblee elettive.
  • Il comune deve dotarsi del bilancio partecipativo in quanto utile strumento di coinvolgimento dei cittadini alla formazione del bilancio previsionale attraverso un percorso di assemblee pubbliche, sul modello di quanto avviene in altre grandi e piccole città.
  • Aprire una succursale della biblioteca comunale a Maia Bassa.
  • Assicurare in ogni quartiere la disponibilità di una sala comunale per consentire a gruppi e associazioni di riunirsi ed organizzare iniziative.
  • Estendere la rete del trasporto pubblico ed aumentare la frequenza delle corse, soprattutto nelle zone periferiche e in orario notturno.
  • Creare un fondo cui attingere per sostenere l’organizzazione di iniziative culturali in ogni quartiere
  • Aprire i campi e le strutture sportive delle scuole al pubblico – e in particolare ai giovani e ai bambini – durante i periodi di vacanza e interruzione dell’attività didattica, sotto la supervisione del comune.
  • Restituire le piazze ai cittadini e alle associazioni: modificare il regolamento sull’occupazione del suolo pubblico – per raccolte di firme e altre iniziative – da parte di associazioni, sindacati, partiti, gruppi spontanei di cittadini. L’utilizzo deve essere concesso a tutti gratuitamente, ed eventualmente limitato solo con motivazioni serie. Gli spazi devono naturalmente essere “restituiti” da chi li ha utilizzati integri e puliti, senza oneri per la collettività
  • Incoraggiare le iniziative promosse dal basso di spettacoli autoprodotti, le varie forme “alternative” di espressione artistica e culturale in particolare – ma non solo – da parte dei giovani; sarebbe utile creare un servizio di supporto presso il comune in grado di fornire tutte le indicazioni e le informazioni necessarie per organizzarsi in maniera efficiente e sicura, risparmiando tempo, evitando inconvenienti e ottimizzando l’utilizzo delle strutture che la città mette a disposizione. (vecchio macello, ex Dopolavoro) I giovani desiderosi di organizzare concerti, feste ed eventi o di costituirsi in associazioni si trovano spesso in difficoltà nel far fronte ai numerosi adempimenti, burocratici e non, che queste attività comportano (richieste di autorizzazione, reperimento dei luoghi più adatti, conoscenza di norme, regolamenti e limitazioni, noleggio di impianti ed attrezzature, costi da preventivare etc), che invece bisogna facilitare.

TAGS: no grandi opere, compartecipazione dei comitati di quartiere, vivibilità sostenibile, democrazia diretta, accessibilità spazi pubblici, trasporti pubblici

Utilizzo del territorio

Merano è una città essenzialmente povera di territorio, sarebbe quindi molto utile ed auspicabile effettuare un censimento degli spazi inutilizzati e/o abbandonati, in particolar modo quelli appartenenti al comune stesso o ad altri enti pubblici.

Attraverso lo strumento della convenzione il comune potrebbe pattuire condizioni, tempi e modalità di utilizzo, farsi carico della manutenzione e mettere a disposizione della cittadinanza gli spazi non utilizzati sia nella forma di aree attrezzate, sia come spazi aperti non preordinati ad utilizzi particolari.

Una simile operazione contribuirebbe a contro bilanciare una consolidata tendenza, che consiste nel riservare ed assegnare gli spazi esistenti in via pressoché esclusiva ad associazioni “strutturate” e società sportive; ne risulta una forma di espropriazione e gestione semi-privatistica del territorio, che impedisce a famiglie, giovani e cittadini che non siano iscritti a gruppi organizzati o club sportivi di accedervi e di usufruirne liberamente, se non in misura residuale.

TAGS: recupero degli spazi, assunzione di responsabilità, partecipazione, apertura delle strutture

 

Urbanistica

    Il rinnovo del piano regolatore dovrà tenere conto dell’aumento della popolazione residente che dai 37mila attuali raggiungerà probabilmente i 44mila abitanti nel 2017. In particolare si dovrà tenere conto della composizione dei nuclei familiari che sono in controtendenza rispetto ai decenni passati. Cresce, infatti, la popolazione infantile e giovanile e già oggi i posti negli asili, nelle scuole materne e in quelle dell’obbligo sono insufficienti rispetto alla domanda.

Quindi il nuovo del Puc dovrà ridisegnare i quartieri della città, individuando aree da assegnare a nuove infrastrutture e servizi quali: asili, scuole materne, medie, scuole superiori e altri servizi mancanti da rivolgere alle famiglie.

Anche il fabbisogno abitativo rilevabile dal numero di domande presentate all’Ipes, sia per quanto riguarda la richiesta di alloggi in locazione, sia per il sussidio casa, mostra l’esistenza di una domanda inevasa elevata che richiede un nuovo piano di finanziamento da parte del Cer e conseguentemente il nuovo Puc dovrà individuare adeguate aree residenziali da assegnare con piani di attuazione all’edilizia sovvenzionata, agevolata e convenzionata.

Il Puc dovrà prevedere anche uno specifico piano di ristrutturazione urbana in centro storico, con il recupero abitativo ai piani alti dei vecchi edifici, mentre la destinazione d’uso dei piani bassi e seminterrati, dovrà essere destinata non solo alle attività commerciali, ma garantire il reinsediamento di piccole attività artigianali soprattutto nel quartiere Steinach.

Diciamo no a ulteriori “colate di cemento” poco rispettose dello stile architettonico della città e contrarie a qualunque criterio di funzionalità e vivibilità degli spazi urbani (emblematico, in questo senso, è l’esempio di piazza della Rena).

Una pianificazione attenta alla funzione sociale dell‘architettura e dell’urbanistica è fondamentale per rivitalizzare la città e i luoghi di incontro tra gruppi linguistici e tra generazioni diverse.

L’eliminazione delle barriere architettoniche è da considerarsi un obiettivo prioritario e non rinviabile.

Esistono numerose leggi nazionali e provinciali che regolamentano o incentivano le ristrutturazioni ed esistono, parallelamente, numerosi condomini risalenti agli anni ’60 e ’70 che avrebbero bisogno di essere adeguati agli standard abitativi attuali o di interventi per il contenimento del dispendio energetico.

Sarebbe opportuno prevedere un uso diffuso, del verde verticale nei condomini. Un ente pubblico quale è il comune dovrebbe agevolare i cittadini che decidono di mettere in atto simili interventi con facilitazioni sul piano informativo (ad esempio raccogliendo e riassumendo in un unico opuscolo tutto l’insieme delle norme e degli incentivi esistenti) e burocratico (semplificando le procedure ed istituendo un apposito sportello di assistenza per tutti gli adempimenti necessari).

TAGS: recupero abitativo centro storico, isola pedonale (vie delle Corse, Corso Libertà), riorganizzazione e ampliamento piste ciclabili (p. e. Passeggiate), rimuovere barriere architettoniche, edilizia agevolata, risparmio energetico, dare un’anima ai quartieri, spazi verdi accessibili.

Politica ambientale forte ed autonoma

potenziare la raccolta differenziata;

abbattere le emissioni inquinanti

ampliare il verde pubblico fruibile da tutti i cittadini;

favorire la filiera corta tra produttori locali e mense cittadine;

  • Sviluppare la raccolta differenziata dei rifiuti con l’obiettivo di arrivare a riciclare il 100% dei materiali, compresa tutta la plastica che oggi alimenta gli inceneritori, producendo diossina.
  • Favorire e incentivare il compostaggio del verde per tutti i condomini che hanno un giardino.
  • Aumentare i punti di raccolta dell’umido e ritirare gradualmente i cassonetti condominiali e individuali.
  • Le isole ecologiche di raccolta non possono tuttavia occupare in maniera impattante i centri delle piazze, come accaduto, ad es., al rione Maria Assunta. Il loro posizionamento va studiato con l’intendimento di non turbare né alterare negativamente le dinamiche della vita della comunità. E nemmeno possono trasformarsi in ingombranti “monumenti alla bruttezza”, ma vanno integrate nell’arredo urbano con accorgimenti utili a salvaguardare l’estetica, il diritto alla bellezza di chi ci lavora e di chi abita nelle vicinanze. (Si può pensare, di disporre fioriere lungo i lati, o pannelli decorativi sui quali autorizzare murales o street-arts, attraverso concorsi di idee).
  • Monitoraggio fonti inquinanti e riduzione delle stesse.
  • Elaborazione ed attuazione di un piano organico per l’abbattimento delle emissioni di CO2.
  • Incentivare il risanamento energetico degli edifici pubblici, ma anche di condomini ed appartamenti privati, ad esempio attraverso forme di prestito restituibili a rate senza interessi, proporzionate al progressivo risparmio che si realizza sulle bollette energetiche.
  • Facilitare l’assegnazione di aree nelle zone produttive ad aziende produttrici di beni socialmente utili e non inquinanti, che usano per l’imballaggio materiali riciclabili ed ecocompatibili.
  • Emanare un apposito regolamento comunale, che definisca le regole tecniche di installazione e le modalità di utilizzo degli spazi comuni condominiali per chi voglia installare pannelli fotovoltaici come previsto dalla normativa nazionale, in modo da prevenire i contenziosi fra condomini su tale materia
  • Privilegiare i sistemi di produzione di energia elettrica e termica che prevedano un ciclo di recupero, come ad. es. la cogenerazione (energia elettrica, acqua calda, vapore) o il teleriscaldamento, se sfrutta il calore in eccesso derivante da processi industriali.
  • Orientarsi verso un modello “decentrato” di produzione dell’energia, ovvero un modello che miri, per quanto possibile, a produrre l’energia là dove viene utilizzata, differenziando le fonti in base a criteri di sostenibilità e adattabilità alle specificità del territorio. E’ infatti ampiamente dimostrato che il modello basato su grosse centrali di produzione e lunghe reti di distribuzione si caratterizza per scarsa convenienza, scarso rendimento (a causa della dispersione) ed alto impatto ambientale.
  • Mappatura del verde urbano e piano di ripristino di alberi lungo le vie e le piazze oggi sguarnite e attuazione del piano di ripristino nei giardini privati
  • Mettere a disposizione più spazi verdi, adatti ad essere frequentati da cittadini e cittadine di tutte le età. In particolare, l’area attualmente occupata dall’ippodromo potrebbe essere trasformata, riqualificata e diventare uno sorta di polmone verde fruibile da parte di tutta la cittadinanza se venisse adibita in parte a parco pubblico, in parte ad area sportiva attrezzata, rendendo possibile anche l’accesso da più punti della città e il transito pedonale da un lato all’altro.
  • Favorire l’accorciamento della filiera agroalimentare, agevolando i piccoli produttori locali e di prodotti eco-solidali favorendo l’acquisto dei prodotti da parte delle aziende terziste conduttrici delle mense scolastiche, della mensa sociale, della distribuzione di pasti a domicilio per gli anziani, degli asili, delle case di riposo, delle strutture sanitarie e di lungodegenza.

 TAGS: raccolta differenziata 100%, abbattimento CO2,  misure di risparmio energetico, ripristino e valorizzazione del verde, ippodromo come spazio aperto a tutti, accorciamento della filiera agro alimentare e valorizzazione dei prodotti eco-solidali.

Più trasporto pubblico e leggero per migliorare la viabilità cittadina

Agevolare gli spostamenti a piedi e in bici

  • Rafforzamento del trasporto pubblico, delle ciclabili, dei percorsi pedonali urbani e scoraggiamento drastico della mobilità privata su gomma.
  • Estensione delle zone a traffico limitato.
  • No ad altri parcheggi per auto in centro, tanto più che è ampiamente dimostrato che gli attuali parcheggi a Merano vengono utilizzati mediamente per meno del 50% della loro capacità, quindi no al parcheggio sotto Monte Benedetto
  • Completamento dei percorsi ciclabili e dei parcheggi per biciclette, che devono essere non solo in numero sufficiente, ma anche funzionali, prevedendo coperture, dispositivi per prevenire i furti, laddove possibile anche pannelli solari per la ricarica di bici elettriche
  • Sistemazione definitiva dell’isola pedonale in centro (Corso Libertà, P.zza Teatro e p.
  • zza della Rena), riduzione del traffico privato nelle vie limitrofe e costituzione di nuove isole pedonali nei quartieri
  • Installazione di colonnine di ricarica per incentivare l’uso di e-bike e auto elettriche
  • Collegamento tra Merano, Scena e Tirolo. Metro leggera attraverso Monte Benedetto con collegamento al servizio pubblico ai bus urbani per Tirolo e alla cabinovia per Scena dalla vecchia Polveriera Militare e completamento della linea in superficie in direzione del centro scolastico e dell’ospedale verso la Stazione e Val Passiria.

TAGS: riduzione della mobilità privata, più attenzione alle necessità dei ciclisti, isola pedonale, e-bike, cabinovia per Scena.

Lavoro

migliore conciliabilità dei tempi di vita e dei tempi di lavoro

favorire l’occupazione femminile

interventi a favore dei lavoratori disoccupati/precari

E’ dovere del comune, sia in qualità di “datore di lavoro pubblico” sia in qualità di soggetto istituzionale che si rapporta con i diversi attori economici, adottare ogni provvedimento utile a promuovere la buona e stabile occupazione e lo sviluppo delle attività produttive sul proprio territorio, secondo un modello improntato all’equilibrio tra i diversi settori e al rispetto dell’ambiente.

Il comune può fare molto anche per potenziare i servizi pubblici e favorire la socializzazione e la fuoriuscita dall’ambito strettamente domestico delle incombenze legate alla cura e all’accudimento di anziani e bambini; si tratta di scelte politiche che vanno di pari passo con lo sviluppo dell’occupazione femminile, con la cultura della parità tra i generi e con una migliore conciliabilità tra tempi di vita e tempi di lavoro per uomini e donne.

In caso di crisi industriali ed occupazionali -indipendentemente dalle dimensioni delle aziende colpite- nonché per disoccupati e precari vanno messi a punto interventi efficaci di sostegno economico e misure di welfare locale che aiutino i lavoratori e le loro famiglie a far fronte alle difficoltà legate alle discontinuità, diminuzioni o perdite di reddito.

Alle aziende che delocalizzano od operano in contrasto con le norme in materia fiscale e contributiva, di tutela dei lavoratori, della sicurezza e dell’ambiente va chiesta la restituzione integrale di tutte le sovvenzioni ed i contributi pubblici erogati a livello locale di cui abbiano beneficiato in passato.

Qualsiasi agevolazione va vincolata ad una seria assunzione di responsabilità in ordine alle ricadute sociali di ciascuna attività economica o iniziativa imprenditoriale.

No ai ricatti aziendali verso i lavoratori e la collettività per ottenere, a fronte di nessun impegno, abbattimenti del costo del lavoro, deroghe alle normative e “sconti” di sorta al solo scopo di incrementare i profitti!

TAGS: stabilizzare l’occupazione pubblica, agevolazione dell’occupazione femminile, welfare  locale, protezione dell’occupazione, conciliabilità dei tempi.

Diritto alla casa

Benché nel settore immobiliare il mercato sia fermo da almeno cinque anni e i prezzi della compravendita siano scesi circa del 15 %, i prezzi degli affitti non sono calati, perché la domanda delle locazioni è ancora sostenuta dalle famiglie di immigrati e da nuovi nuclei familiari, in particolare per quanto riguarda i mono- e bilocali.

Il contributo pubblico, il cosiddetto “sussidio casa”, è stato soppresso dal 2014 e chi non riesce a sostenere i costi dell’affitto può solo richiedere un contributo di sostegno economico al distretto sociale, che non sempre lo concede, e che in ogni caso ha un’entità più contenuta rispetto a quella del sussidio casa.

Di conseguenza molte famiglie faticano a pagare, non solo l’affitto, ma anche le spese condominiali e la fornitura di servizi essenziali quali acqua, gas,elettricità.

Per far fronte a questo disagio diffuso è necessario aumentare l’offerta pubblica di alloggi in affitto a canone sociale, eventualmente anche acquistando sul mercato privato o costruendo direttamente, in misura sufficiente ad assorbire una quota consistente della domanda di locazioni. Solo così si può determinare un effetto di calmieramento sul mercato privato, che oggi offre appartamenti a prezzi insostenibili.

Compito del Comune è di programmare gli interventi, mettendo a disposizione le aree per l’edilizia sociale (Ipes, edilizia sovvenzionata, agevolata e convenzionata, alloggi protetti, etc.).

Purtroppo negli ultimi cinque anni non si è riusciti nemmeno a stare al passo con il modesto programma di finanziamenti del Comitato Edilizia Residenziale.

Il Piano Urbanistico Comunale è scaduto e in quello vecchio si ravvisano i segni indelebili delle tantissime modifiche deliberate nel corso dei dieci anni di validità per accontentare gli interessi dei privati. Questa politica di fiancheggiamento del mercato privato da parte della Giunta in scadenza e dei partiti che l’hanno sostenuta – non diversa da quella dalle Giunte precedenti – ha provocato l’esaurimento delle aree edificabili.

   L’uso privatistico sfrenato delle aree edificabili ha formato uno stock di alloggi non venduti (circa 900), che le immobiliari non immettono nel mercato delle locazioni.

Oggi i partiti della coalizione uscente puntano al riuso abitativo di una parte dell’area militare di via Palade, in fase di passaggio dallo Stato alla Provincia, e decantano il “Masterplan 2030” come panacea di tutti i problemi legati allo sbocco espansivo urbano. Ma nulla si è fatto per il fabbisogno abitativo sociale di oggi, cioè per la lunga lista d’attesa di famiglie di lavoratori/trici che ogni anno a settembre fanno inutilmente domanda di assegnazione, né per coloro che, riunendosi in cooperativa, mirano all’abitazione di proprietà.

Cosa potrebbe fare il Comune per ricavare nuovi alloggi da destinare a chi ne ha bisogno?

Alcune proposte:

  • Elaborare un piano di recupero e di risanamento decennale del patrimonio abitativo comunale e di altri enti pubblici
  • Costituire un consorzio pubblico/privato per il recupero abitativo del centro storico
  • Acquistare sul mercato immobiliare a prezzi scontati e partecipando alle aste fallimentari
  • assegnare e distribuire gli alloggi Ipes sulla base delle reali necessità (evitare, ad es., che all’interno di coppie di fatto conviventi un partner abbia la casa di proprietà e l’altro sia in affitto Ipes).

TAGS: individuare area per l’edilizia sociale; recupero centro storico, incentivazione degli affitti a canone sociale, PUC attento alle fasce deboli.

 

Edilizia solidale e cultura dei beni comuni

Il concetto di “edilizia agevolata” va ripensato in chiave di “edilizia solidale”, adottando una visione d’insieme che non si limiti al singolo condominio, ma abbracci una dimensione più ampia.

“Edilizia solidale” significa progettare concretamente un aumento degli spazi di socialità e di vita comune nelle zone residenziali, con la possibilità di utilizzo collettivo di attrezzature e servizi: aree gioco all’aperto e al coperto, lavanderia, car-sharing, parco biciclette, spazi ricreativi per spettacoli e feste, wi-fi comune, gruppi di acquisto solidale, alloggi protetti per anziani parzialmente autosufficienti.

Riducendo gli spazi privati, recintati e riservati ai singoli appartamenti e aumentando quelli comuni si abbattono i costi di costruzione, le spese, le tariffe dei servizi, mentre si aumentano l’integrazione e la condivisione, che consideriamo i veri elementi culturali su cui puntare, da opporre alla logica dell’individualismo egoistico e al culto capitalista della proprietà come status-symbol.

Considerare i beni comuni come beni d’uso di cui prendersi cura, e non come oggetti di sfruttamento e possesso, è il tassello fondamentale di un’educazione al senso civico e al valore delle persone per quello che sono – non per quello che hanno.

TAGS: coinvolgimento dei cittadini nella gestione delle aree pubbliche

 

 Lotta alla povertà e misure contro il caro-vita

  • No all’aumento di imposte e tributi comunali per i prossimi cinque anni.
  • Trasformazione del contributo economico erogato dal distretto sociale in uno strumento di lotta alla povertà più efficace e meno aleatorio, più simile ad un reddito di garanzia che ad un sussidio.
  • Rimborso di parte del costo per chi utilizza il taxi oltre le 22 e limitazione del prezzo per la città e i dintorni, specie lungo i percorsi non coperte da mezzi pubblici

TAGS: reddito di garanzia

Piano sociale per anziani

Considerando che la popolazione anziana meranese non autosufficiente risulta in crescita, occorre aumentare i posti letto presso case di riposo o in strutture per lungo-degenza secondo quanto previsto dal piano sociale.

Scaricare sull’associazionismo sociale privato il problema degli anziani inabili è una scelta inappropriata: talvolta l’offerta di posti a prezzi inferiori rispetto alle rette delle strutture pubbliche corrisponde ad un servizio i cui standard di qualità lasciano molto a desiderare.

A quanti dispongono solamente di una sistemazione provvisoria va assegnato un posto definitivo e adeguato

(casa Melchiori, ex pensione Maria, Petersburg, ecc.)

Per la fascia di anziani senza parenti e soli che, benché sofferenti, mantengono un certo grado di autosufficienza, è necessario intervenire con la sistemazione in alloggi protetti e/o in case-famiglia e potenziando i servizi di assistenza diurna. Anche per questo tipo di fabbisogno è indispensabile programmare risorse e interventi da attuare di anno in anno.

C’è inoltre la necessità di avviare uno o più progetti finalizzati all’inclusione degli anziani soli che vada al di là delle gite, dei soggiorni al mare, dei pomeriggi danzanti. Manca, ad esempio, una convenzione con le Terme che permetta ad anziani e meno anziani di usufruire di cure specifiche dietro prescrizione medica.

TAGS: rinnovo piano sociale; inclusione sociale degli anziani, alloggi protetti, condivisione generazionale degli alloggi, potenziamento servizi di assistenza diurna.

Eccellenza amministrativa, qualità e sicurezza del lavoro pubblico

L’ amministrazione comunale deve perseguire i propri obiettivi di costante miglioramento – per essere più efficace, più efficiente e più amichevole verso i cittadini – con la collaborazione e nel pieno rispetto dei lavoratori, tanto nel caso in cui siano dipendenti diretti del comune, quanto nel caso in cui dipendano da aziende controllate o in appalto.

Per elevare la qualità del lavoro pubblico, nonché dei servizi erogati alla cittadinanza, occorre garantire contratti stabili, piante organiche adeguate, validi percorsi di aggiornamento e riqualificazione del personale, massima attenzione alla salvaguardia della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

L’accordo tra Provincia e Consorzio dei Comuni per il blocco delle assunzioni va rigettato con decisione in quanto in evidente contrasto con questi obiettivi.

Al contrario, la possibilità di effettuare nuove assunzioni deve andare ben oltre la semplice esigenza di garantire avvicendamenti e sostituzioni in caso di pensionamenti e assenze prolungate, ma può essere anche la logica conseguenza di una migliore organizzazione e distribuzione del lavoro, realizzabile  minimizzando, fino ad azzerare, il ricorso al lavoro straordinario.

Esternalizzazioni, appalti ed affidamenti esterni comportano raramente un reale risparmio per le casse comunali, vanno quindi evitati per tutte quelle attività che possono essere gestite direttamente dall’ente pubblico. Per gli enti comunque legati al comune, basta precariato o contratti stagionali, ma assunzioni stabili e per merito.

Per i casi in cui invece si rende necessario appaltare un servizio o la realizzazione di un’opera, va definito un sistema di regole vincolanti, finalizzato a:

  • contrastare illegalità e speculazioni
  • escludere dalle procedure di aggiudicazione le imprese che abbiano precedenti negativi in termini di violazioni degli obblighi contributivi e contrattuali nei confronti dei propri dipendenti o scarsa affidabilità per pessimi lavori precedentemente consegnati.
  • mantenere i posti e le condizioni di lavoro in fase di cambio appalto (rispetto della clausola sociale)
  • individuare nei bandi criteri di selezione basati su indici di congruità e sull’incomprimibilità dei costi relativi alla manodopera e alla sicurezza (niente più gare al massimo ribasso!)
  • garantire la responsabilità solidale del comune in quanto committente.

TAGS: efficienza e trasparenza amministrativa, maggior disponibilità al cittadino, meno straordinari e più posti di lavoro, abolizioni consulenze esterne, tutela dei lavoratori negli appalti.

Soddisfacimento dei bisogni sociali e difesa del welfare pubblico

 

Regole per gli appalti nei servizi alla persona

ufficio del cittadino

 

  • Negli appalti pubblici che abbiano come oggetto servizi alla persona, vanno definite ed applicate regole vincolanti che garantiscano il rispetto degli standard qualitativi e dei diritti contrattuali dei dipendenti delle aziende o cooperative appaltatrici.
  • Vincolare la spesa per gli interventi ai fabbisogni rilevati annualmente in bilancio di previsione
  • Programmare e ottimizzare i servizi attraverso il coinvolgimento degli utenti e dei lavoratori che ne garantiscono il funzionamento
  • Garantire il carattere pubblico e universale delle prestazioni, limitando al minimo esternalizzazioni e affidamenti a privati.
  • Rafforzare le autonomie locali per quanto attiene la gestione dei servizi sociali.
  • Un unico ufficio del cittadino, per facilitare tutte le pratiche burocratiche per ottenere i servizi a cui si ha diritto.

TAGS: maggior attenzione ai diritti dei dipendenti, priorità alla spesa sociale, semplificazioni burocratiche, ufficio del cittadino.

Diritti civili

  • Istituire presso il comune il registro delle unioni civili

No alle privatizzazioni dei servizi pubblici a rilevanza economica

difendere i servizi pubblici

scegliere gli amministratori in base a criteri di competenza

  • E’ necessario difendere i servizi pubblici a rilevanza economica (trasporti, gestione del ciclo dei rifiuti, distribuzione di acqua, gas, energia etc) attualmente gestiti in proprio, o da enti strumentali, o da società in house, pubbliche, controllate o partecipate dal comune. Pensiamo che questo sia l’unico modo per salvaguardare, nel contempo, qualità del lavoro, qualità dei servizi erogati e possibilità di praticare politiche tariffarie non penalizzanti per le fasce meno abbienti della popolazione.
  • Difendere le società pubbliche nell’interesse del bene comune significa anche e soprattutto rifiutare e contrastare le logiche clientelari nella nomina dei dirigenti, rafforzare la trasparenza e il controllo, che non può essere esercitato solo nell’ambito ristretto di giunta, ma va esteso all’intero consiglio comunale (variando opportunamente le regole statutarie sia del comune che delle stesse società).
  • La scelta degli amministratori delle società pubbliche va fatta secondo precisi criteri legati all’esperienza nel campo, alla qualità del progetto che il candidato è in grado di prospettare per il futuro della società, a titoli di merito quali bilinguismo e formazione, alla disponibilità ad applicare un tetto al proprio onorario.
  • Vanno inoltre fissate delle incompatibilità e dei divieti che limitino il cumulo di cariche all’interno di più CdA, il numero e la durata dei mandati.
  • Definendo a priori un sistema “a punteggio”, dove si assegna un valore preciso a ciascuna caratteristica, si potrebbe procedere alle selezioni secondo procedure obiettive, favorire gli avvicendamenti ed evitare pratiche spartitorie di carattere politico/partitico.

TAGS: difesa dei servizi pubblici, superamento delle logiche clientelari, amministratori scelti per competenza, incompatibilità e limitazione delle cariche.

Etica pubblica

Le forze politiche si dotino di codici etici di comportamento, che prevedano la decadenza dalle cariche pubbliche nel caso di provvedimenti giudiziari legati alle funzioni pubbliche o rilevanti per il ruolo svolto, quali i rinvii a giudizio e gravi illeciti.

 

 

 

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